mercoledì 10 dicembre 2008

Il peso della crisi




Stamattina in palestra eravamo io, Wolmer Casadei, Widmer Mercatali, Wainer Rusticali (mancava solo Willer Bordon) e si chiacchierava amabilmente della situazione politico-economica. Tra un peso e l'altro, mentre gli schermi lcd sulle cyclettes rimandavano voluttose immagini di Britney Spears e di Vespa (ospite in studio di una trasmissione gastronomica, boh...), era tutto un pianto per la crisi, l'incapacità della classe politica, la corruzione, i comunisti, i gay e i negri che stanno in piazza tutto il giorno (anche con sto freddo, ma non vengono dall'Africa?). Poi si è convenuto che il problema sta alla base: gli italiani non hanno più voglia di lavorare, di produrre, di fare sacrifici. Il più deciso su questa tesi era proprio l'amico Wolmer, 48 anni, in pensione già da due, dopo una vita passata a fare il sindacalista al catasto (e non ha mai capito cosa fosse un catasto). Ovviamente concordavano Widmer e Wainer. Il primo: imprenditore che ha ereditato il forno del babbo ed è riuscito a farlo fallire in tre anni, dopodiché ha pensato bene di dedicarsi alla consulenza fiscale (nel senso che fa la dichiarazione dei redditi della moglie, commerciante con bottega di famiglia in centro). Il secondo: poliziotto mai apparso in divisa o al volante di una volante, con regolare secondo lavoro irregolare, pronto a richiedere il pensionamento (come suo diritto) a poco più di 50 anni. Io, che devo lavorare perlomeno ancora una ventina d'anni (nel frattempo la pensione farà in tempo a sparire come concetto e come istituzione) ho sentito tutto il peso della nazione sulle mie spalle. Ma erano solo quei modestissimi trenta chili della squat machine. E allora mi sono detto: sì, bisogna proprio fare tanti sacrifici in Italia. E ho aumentato di cinque chili il carico.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

questa barzelletta è bellissima
Wemanuele che va in palestra
muoi dalle risate

federicobalestra ha detto...

Troppo bello questo post :-)