lunedì 3 novembre 2008

Penne andate di traverso

Il disastro della recente sessione dell'esame dell'Ordine dei giornalisti potrebbe essere una triste metafora della difficoltà di questa professione di adeguarsi alla modernità. Dico modernità che è un termine già vetusto perché io stesso, professionista da sedici anni, ho sempre e solo lavorato su pc, mentre in questi lunghi anni la prova d'esame è andata avanti allegramente su macchina di scrivere. Al primo passaggio alle nuove tecnologie (nuove si fa per dire) è successo il finimondo: decine di pen drive utilizzate per trasferire il compito d'esame sui pc dei candidati sono andate in tilt e per molti la prova si è trasformata in un incubo, in una detenzione all'interno del tristissimo Ergife dalla mattina presto a sera inoltrata.
L'Ordine ha fatto un rituale mea culpa, ma il risvolto interessante è che c'è chi l'ha accusato pure di aver messo il silenziatore al fattaccio.
L'imbarazzo comunque è totale, ne è prova la singolare lettera di scuse diramata dal segretario dell'Ordine.


Cari colleghi,
non è un Toc, toc.
Non è il segretario dell’Ordine che vi scrive, ma Enzo Iacopino.
Il disagio, la vergogna che come collega ho provato ieri sarà per me difficile da dimenticare.
Non mi interessa andare a caccia delle responsabilità, ma avverto, forte, come persona, come collega e (se me lo consentite) come vostro ami co il bisogno di capire che cosa è accaduto al fine di evitare possa ripetersi, sia pure in minima parte.
I tecnici mi dicono che nell’ultima fornitura di pen drive (acquistata presso lo stesso fornitore che ci aveva già consegnato varie centinai a di questi aggeggi infernali) c’era un qualcosa che non ha funzionato.
Eravamo tranquilli, perché pen drive uguali per ditta di produzione e costi erano state usate senza problemi il 26 settembre, nella 95 sessione, con 197 partecipanti, e a Fiuggi in occasione del corso che ha visto la presenza di poco meno di 180 colleghi.
Il resto è cronaca, imbarazzante, di ieri, 31 ottobre.
Neanche il segretario dell’Ordine si sente granché bene, in verità. Non è stato uno spettacolo esaltante, l’attesa coronazione di un impegno teso ad introdurre il computer invece delle antiche macchine per scrivere alle quali, al più, bisognava sostituire il nastro che era stato montato male.
Che cosa può dirvi Enzo Iacopino? Chiedervi scusa? Può bastare?
No, non basta neanche ad Enzo Iacopino che ha, come molti (non tra voi) hanno sperimentato un brutto carattere.
Beh, vi assicuro che chiederò a Enzo di diventare insopportabile (non dovrebbe riuscirgli difficile) fino a quando non avrà garanzie (in verità baro un po’ perché il presidente della commissione, come avete visto, ha dimostrato grande sensibilità consentendo tempi per la prova tali da permettere a chiunque di recuperare da un punto di vista orario ben più delle ore perdute per gli inconvenienti tecnici) che quantisono chiamati a giudicare il vostro lavoro si faranno carico delle tensione aggiuntiva che avete dovuto subire.
Nessuno di voi dovrà preoccuparsi per aver scritto a mano (in verità non siete stati tantissimi ad essere costretti a farlo), della grafia un po’ incerta, di una correzione apportata (anche nel testo stampato), di una piccola integrazione. Questo mi è stato garantito dai membri della commissione presenti ieri all’Ergife e dal segretario Vincenzo Lucrezi: renderanno, tutti, testimonianza delle condizioni di lavoro non ottimali che avremmo dovuto garantirvi.
Preferisco fermarmi qui perché sento la collera montare in maniera incontenibile e vorrei evitare di esprimere giudizi (che non riguardano voi, sia chiaro) ancor più amari su una giornata che avrei voluto diversa.
Vi prego ancora di scusarci.
Vi prego di scusarmi.
Enzo Iacopino

1 commento:

federicobalestra ha detto...

Però! Non l'ha presa benissimo!